Teil I, Mayerne Manuscript MS Sloane 2052 (1620-1646), edition Berger
sdo:text <https://data.rkd.nl/.well-known/genid/04c56c362304c8ae86f394e5448cfc8e>
sdo:additionalType
"recept"@en
sdo:description "Teil I, Mayerne Manuscript MS Sloane 2052 (1620-1646), edition Berger"
rdfs:seeAlso <https://data.rkd.nl/.well-known/genid/045639f02fb0507fa0c744e573d2774f>
<https://data.rkd.nl/.well-known/genid/22593846bed8f3517ece7ca2a4d16a4d>
dcterms:subject <https://data.rkd.nl/.well-known/genid/150aaf3f2fc72338328060c20d4dad3c>
prov:generatedAtTime "2025-02-18T15:46:32+00:00"^^xsd:dateTime
sdo:about <https://data.rkd.nl/.well-known/genid/a9bafce8de4537cbe5679d6a1f99e6c5>
sdo:abstract "Anhang.Vasari’s Texte der hauptsächlichsten, die Technik der Malerei betreff. Kapitel aus der Introduzione (nach den Ausgaben v. J. 1550 und Zusätzen v. J. 1568, verglichen mit der neueren Ausg. Firenze 1846).XIX. Del dipingere in mure, corne si fa, e perché si chiama lavorare in fresco.Di tutti gli altri modi, che i pittori faceiano, il dipingere in muro è più maestrevole, e bello, perché consiste nel fare in un giorno solo quello, ehe negli altri modi si pùo in molli ritoecare sopra il lavorato. Era dagli antichi molto usato in fresco, ed i vecchi moderni ancora l’hanno poi seguitato. Questo si lavora su la calce, ehe sia fresca, nè si lascia mai sino a ehe sia flnito quanto per quel giorno si vuole lavorare. Perché, allungando punto il dipingerla, fa la calce una certa crosterella pel caldo, pel freddo, pel vento, e per ghiacci, ehe mufîa e macchia tutto il lavoro. E per questo, vuole essere continovamente bagnato il muro, ehe si dipigne; ed i colori ehe vi si adoperano, tutti di terre e non di miniere, ed il bianco di trevertino cotto. Vuole ancora una mano destra, resoluta e veloce, ma sopra tutto un giudizio saldo ed intero ; perché i colori, mentre ehe il muro è molle, mostrano una cosa in un modo, che poi secco non è più quella. E pero bisogna che in questi lavori a fresco giuochi molto più nell pittore il giudizio ehe il disegno, e ehe egli abbia per guida sua una pratica più ehe grandissima, essendo sommamente difficile il condurlo a perfezione. Molti de’ nosti artefici vagliono assai negli altri lavori, cioè a olio o a tempera, ed in questo poi non rieseono; per essere egli veramente il più virile, più sicuro, più risoluto e durabile di tutti gli altri modi; e quello ehe, nello stare fatto, di continuo acquista di bellezza e di unione più degli altri infinitamente. Questo all’aria si purga, e dall’acqua si difende, e regge di continuo a ogni percossa. Ma bisogna guardarsi di non avéré a ritoccarlo co’ colori, ehe abbiano colla di carnicci, o rosso di uovo, o gomma o dragauti, corne fanno molti pittori; perché, oltra ehe il muro non fa il suo corso di mostrare la chiarezza, vengono i colori appannati da quello ritoccar di sopra, e con poco spazio di tempo diventano neri. Pero quelli che cercano lavorar in muro, lavorino virilmente a fresco, e non ritocchino a secco; perché, oltra besser cosa vilissima, rende più corta vita alle pitture, come in altro luogo s’è detto.XX. Del dipingere a tempera, ovvero a uovo, su le tavole o tele; et como si pué usare sul muro ehe sia secco.Da Cimabue in dietro, et da lui in qua, s’è, sempre veduto opre lavorate da’ Greci a tempera, in tavola e in qualche muro. Ed usavano, nello ingessare della tavole questi maestri vecchi, dubitando ehe quelle non si aprissero in su le committiture, mettere per tutto con la culla di carnicci tela lina, e poi sopra quella ingessavano, per lavorarvi sopra, e temperavano i colori da condurle col rosso dell’ uovo, o tempera, la quai’ è questa. Toglievano uno uovo e quello dibattevano, e dentro vi tritavano un’ ramo tenero di fico, acciochè quel latte con quel uovo facesse la tempera dei colori; i quali con essa_ tem- perando, lavoravono l’opere loro. E toglievano per quelle tavole i colori ehe erano di minieri, i quali son fatti parte dagli alchimisti, e parte trovali nelle cave. E di questa specie di lavoro ogni colore è buono, salvo che il biancho ehe si lavora in muro fato di calcina, perch’è troppo forte. Cosi venivano loro condotte con questa maniera le opéré e pitture loro.^ E questo chiamavano colorire a tempera. Solo gli azzuri temperavano con colla di carnicci; perche la giallezza dell’uovo gli faceva diventar verdi, ove la colla mautiene nell’ essere suo; e il simile fa la gomma. Tiensi la medesima maniera suie tavole o ingessate o senza,; e cos'i su’ muri ehe siano seechi, si dà una, o due mani di cola calda, e di poi con colori temperati con quella si conduce tutta l’opera; e chi volesse temperare ancora i colori a colla, agevolmente gli verrà fatto, osservando il medesimo ehe nella tempera si è racontato. -Ne saranno peggiori per questo. Poiche anco de’ vecchi Maestri nostri si sono vedute le cose a tempera conservate centinaia d’anni con bellezza e freschezza grande. Et certa- mente, e’ si vede ancora delle cose di Giotto, che ce n’è pure alcuna in tavola, durata già dugento anni, e mantenutasi molto bene. E’poi venuto il lavorar a olio, che ha fatto per molti mettere in bando il modo della tempera: siccome oggi veggiamo, ehe nelle tavole e nelle altre cose d’importanza, si è lavorato, e si lavora ancora del continuo.XXI. Del dipingere a olio in tavola, e su le tele.Fu una bellissima inventione, ed una gran’ commodità all’ arte della pittura, il trovare n colorito a olio. Di ehe fu primo inventore in Fiandra Giovanni da Bruggia, il quale mandé la tavola a Napoli al Re Alfonso; ed al Duca d’Urbino, Federigo II, la stufa sua; e fece3* un San Gironimo, ehe Lorenzo de’ Medici aveva, e moite altre cose lodate. Lo seguitb poi Ruggieri da Bruggia suo discipulo, ed Ausse creato da Ruggieri, ehe fece a Portinari, in S. Maria Nuova di Firenze un quadro pieciolo, il quai è oggi appresso al duca Cosimo; ed è di sua mano la tavola di Careggi, villa fuora di Firenze della illustrissima Casa de’ Medici. Furono similmente de’primi Ludovico da Luano, e Pietro Crista, e maestro Martino, e Giusto da Guanto, ehe fece la tavola della Communione del Duca d’Urbino, ed altre pitture; ed Ugo d’Anversa, ehe fe la tavola di Santa Maria Nuova di Fiorenza.Questa arte condusse poi in Italia Antonello da Messina, che multi anni consumé in Fiandra; e nel tornarsi di qua da Monti, fermatosi ad abitare in Venezia, la insegno ad alcuni amici. Uno de’ quali fu Domenico Veneziano, ehe la condusse poi in Firenze, quando dipinse a olio la capella dei Portinari in Santa Maria Nuova; dove la impart) Andrea dal Castagno ehe la insegnb agli altri maestri: con i quali si andb ampliando l’arte e acquistando, sino a Pietro Perugino, a Lionardo da Vinci ed a Raffaello daUrbino; talmente chè ella s’è, ridotta a quella bellezza die gli artefici nostri, mercè loro, l’hanno aequistata. Questa maniera di colorire accende più i colori: nè altro bisogna ehe diligenza et amore; perché l’olio in sè reca il colorito più morbido, più dolce et dilioato,_ e di uniono e sfumata maniera più facile ehe li altri; e, montre ehe freschö si lavora, i colori si mescolano e si uniscono l’uno con l’altro più facilmente. Ed insomma, gli arteflei danno in questo modo bellissima grazia et vivacità e gagliardezza aile ligure loro, talmente_ ehe spesso ci fanno parère di rilievo le loro figure e ehe elP eschino della tavola. E massimamente quando elle sono continovate di buono disegno, con invenzione e bella maniera. Ma per mettere in opera questo lavoro si fà cosi. Quando vogliono caminoiare cioè, ingessato ehe hanno le tavole o quadri gli radono, o, datovi di dolcissima colla quattro è cinque mani con una ispugna, vanno poi macinando i colori con olio di noci o di seme di lino (benchè il noce è meglio perche in^ialla mono) et cosi macinati con quosti olii, ehe è la tempera loro, non bisogna altro quauto a essi, ehe distenderli col penello. Ma eonviene far prima una mestica di colori seccativi come biacca, giallolino, terre da campane, mescolate tutti in un corpo e d’un color solo: e quando la colla è secca, impiastrarla su per la tavola, [II. Ausg. :] e poi batterla con la palma della mano; tanto oh’ella venga egualmente unita e destesa per tutto: il ehe molti chiamano l’imprimatura (ältere Ausg.: ora si dice impr.). Dopo clistesa detta mestica o colore per tutta la tavola, si inetta sopra essa il cartone, ehe avérai fatto con le figure ed invenzione a tuo modo. E sotto questo cartone se ne metta un altro, tinto da un lato di nero, cioè da quella parte, que va sopra la mestica. Appuntati poi con chiodi piccoli l’uno e l’altro, piglia uua punta di ferro, ovvero d’avorio o legno duro, e vai sopra i profili del cartone, segnando sicuramente: perche cosi facendo non si guasta il cortone, o nolla tavola, o quadro vengono benissimo profilate tutte lo figure, e quello, cire è nel cartone sopra la tavola. E chi non volesso far cartone, disegni con gesso da sarti bianco sopra la mestica, ovvero con carbone di salcia, perché l’uno e l’altro facilmente si cancella. E cosi si vedo ehe seccata questa mestipa lo artifice, o calcando il cartone o con gesso bianco da sarti disegnando l’abbozza, il ehe alcuni chiamano imporre. E finita di coprire tutta ritorna con somma politezza lo artifici da capo à finirla; et qui usa l’arte et la diligenza per condurla a per- lizione; e cosi fanno i maestri in tavola a olio le loro pitture.XXII. Del pingere a olio nel muro ehe sia secco.Quando gli arteflei vogliono lavorare a olio in sul muro secco, due maniéré possonotenore: una con fare che il muro, se vi è dato su il bianco, o a fresco, o in altro modo, siraschi; o, se egli è restato liscio senza bianco ma intonaeato, vi si dia su due o tre mane di olio bullito e cotto continuando di ridarvelo su, sino a tanto ehe non voglio piùbere; e poi secco, se gli dà di mestica e imprimatura come si disse nel Capitolo avanti a questo. Cib fatto, e secco, possono gli artefïci calcare o designare, e tale opera, come la tavola con- durre al fine, tenendo mescolato continuo nei colori un poeo di vernice; perché facendo questo, non accade poi vernieiarla.L’altro modo è, cho l'artefice o di stucco di marmo e di matton pesto finissimo fa un arricciato ehe sia pulito, e lo rade col taglio della cazzuola, perché il muro ne resti ruvido. Apresso gli dit una man d’olio di seme di lino, e poi fa in un pignatta una mistura dipece greca et mastice e vernice grossa; e quella bollita, con un pennel grosso si dà nelmuro; poi si distende per quello con una cazzuola da murare ehe sia di fuoco. Questa intasa i buchi dell’ arricciato; e fa una pelle più unita per il muro. E poi ch’ è secca si va dandole d’inprimatura, o di mestica, e si lavora nel modo ordinario dell’ olio, come, abbiamo ragionato. [Zusatz d. II. Ausg.:] E perché la sperienza di molti anni mi ha inse- gnato come si possa lavorar a olio in sul muro, ultimamente ho sequitato, nel dipigner le sale, camere, ed altre stanze del palazzo del Duco Cosimo, il modo che in questo ho per l’addietro moite volte tenuto; il quai modo brevemente è questo: facciasi l’arricciato, sopra il quale si ha da far l’intonaco di calce, di matton pesto e di rena, e si lasci seccar bene affatto; cié fatto la materia del secondo intonaco sia calce, matton pesto, stiacciato bene, e schiuma di ferro; perché tutte e tre queste cose, cioè di ciascuno il terzo, incorporate con chiara d’uovo, battute quanto fa bisogno, ed olio di seme di lino, fanno uno stucco tanto serrato, ehe non si pub desiderar in alcun modo migliore. Ma bisogna bene avvertire di non abbandonaro l’intonaco montre la materia è fresco, perché fenderebbe in molti luoghi, anzi è necessario, a voler ehe si conservi buono, non se gli levar mai d’intorno con la cazzuola, ovvero mestola o eucchiara, ehe vogliam dire, insino a ehe non sia del tutto pulitainente disteso come ha da stare. Secco poi, che sia questo intonaco, e datovi sopra 37d’imprimatura o mestica, si condurranno lo figure e le storio perfettamente, corne l’opere del detto palazzo e moite altre possono chiaramente dimostrar a ciascuno.XXIII. Del dipingere a olio su le tele.Gli uomini per potere portare le pitture di paese in paese, hanno trovato la comodità delle tele dipinte, eome quelle che pesano poco, ed avvolte, sono agevole a trasportarsi. Queste a olio, perch’ elle siano arrendevoli, se non hanno a stare ferme non s’ingessano; attesoehè il gesso vi crêpa fu arrotolandole; peré si fa una pasta di farina con olio di noce, ed in quelle si metteno due o tre macinate di biacca, e, quando le tele hanno avuto tre o quattro mani di colla, che sia dolce, ch’abbia passato da una banda all’ altra, con un coltello si dà questa pasta, e tutti i buchi vengono con la mano dell’ artefice a turarsi. Fatto cio se le dà una o due mani di colla dolce, e dappoi la mestica, o imprimatura, ed a dipignervi sopra si tiene il medesimo modo che agl’altri di sopra raconti. [Zusatz d. IL Ausg. :] E perché questo modo è paruto agevole e comodo, si sono fatti non solamente quadri piccoli per portare attorno, ma ancora tavole da altari ed altre opéré di storie grandissime, come si vede nelle sale del palazzo di S. Marco di Yinezia, ed altrove: avvegnachè, dove non arriva la grandezza delle tavole, serve la grandezza e ’1 comodo delle tele.XXIV. Del dipingere in pietro a olio, e che pietre siano buone.E eresciuto sempre l’animo a’ nostri artefici pittori, facendo che il colorito a olio, oltra l’averlo lavorato in muro, si possa, volendo, lavorare ancora su le pietre; delle quali hanno trovato nella riviera di Genova quella spezie di lastre, che noi dicemmo nella Architettura, che sono attissime a questo bisogno. Perché, per esser serrate in sè e per aver la grana gentile, pigliano il pulimento piano. In su queste hanno dipinto modernamente quasi inflniti, e trovato il modo vero da potere lavorarvi sopra. Hanno provato poi le pietre più fine; corne mischi di marmo, serpentini, e porfidi, ed altre simili, che, sendo liscie brunite, vi si attacca sopra il colore. Ma nel vero quendo la pietra sia ruvida ed arida, molto meglio inzuppa e piglia l’olio bollito ed il colore dontro; come alcuui piperni ovvero piperigni gentili, i quali, quando siano battuti col ferro e non arrenati con rena o sasso di tufi, si possono spianare con la medesima mistura che dissi nell’ arricciatto, con quella cazzuala di ferro infocati. Perciocchè a tutte queste pietre non accade dar colla in principle^ ma solo una mano d’imprimatura di colore a olio, cioô mestica; e, secca che ella sia, si pué cominciare il lavoro a suo piacimento. E chi volesso fare una storia a olio su la pietra, pué torre die quelle lastre genovesi e farle fare quadre, e fcrmale nel muro co’ perni sopia una in crostatura di stucco, distendendo bene la mestica in su le commettitme, di maniera, che C venga a farsi per tutto un piano, di che grandezza l'arteficc ha bisogno. E questo è il vero modo di condurre tali opéré a fine: e finite, si pué a quelle fari ornamenti di pietre fini, di misti o d’a tri marmi, le quali si rendono durnbili in infinito, purchè con diligenza siano lavorate; e possonsi e non si possoono ve.niciare, corne altrui piace, perché la pietra non prosciuga, cioè non sorbisce quanto fa la tavola e la tola, e si d,fonde da’ tarli, il che non fa il legname.XXV. Del dipingere nella mura di chiaro e scuro di varie terrette; e come si contraf- fanno le cose di bronzo; e delle storie di terretta per archi o per feste, a colla, che è chiamato a guazzo ed a tempera.Vogliono i pitto.i, che il chiaroscuro sia nia forma di pittura che tragga più al disegno che al colorito; perché cié è stato cavato dalle statue di marmo, contrafîacendole, _e dalle figure di bronzo, ed altre varié pietre. E questo hanno usato di fare nelle faociate de’ palazzi e case, in istorie, mostrando, che quelle siano contraffatte, e paino di marmo0 di pietra, con quelle storie intagliate: o veiamente, contraffacendo quelle sorti di spezie di marmo e porfido, e di pietra verde, e granito rosso e bigio, o bronzo, o altre pietre, come par loro meglio, si sono accomodati in più spartimenti di questa maniera; la quai’ è oggi molto in uso per far le facce delle case e de’ palazzi, cosi in Roma come per tutta Italia. Queste pitture si lavorano in due modi: prima in fresco, che è lavera; o in tele per archi che si fanno nell’ entrate de’ principi nella città e ne’ trionfi, o negli apparati delle leste, e delle commedie, perché in simili cose fanuo bellissimo vedere. Tratteremo prima della specie e sorte del fare in fresco; poi diremo dell’ altra. Di questa sorte di terrela si fauno1 campi con la terra da fare i vasi, mescolando quella con carbone maeinato o altro nero per far l’ombre più scure, e bianco di trevertine, con più souri e più cliiari; e si lumeggiano col bianca schietto, e con ultimo nero a ultimi souri finite. Vogliono avéré tab specie fierezza, disegno, forza, vivacité, o bella maniera; ed essere espresse con una gagliardezza, che mostri arte, e non stento, perché si hanno a vedere, ed a conoscere di lontano. E con queste ancora s’imitino le figure di bronzo; le quali col oampo di terra gialla e rosso s’abbozzano, con più souri di quello nero e rosso e giallo si sfondano, e con giallo schietto si lanno i rnezzi, e con giallo, e bianco si lumeggiano. E di questo hanno i pittori le facciato e le storie di quelle con alcune statue tramezzate, che in questo genere hanno grandissirna grazia. Quelle poi che si fanno per archi, commedie o feste, si lavorano poi che la tela sia data die terretta; cioè di quella prima terra scliietta da far vasi, temperata con colla; e bisogna che essa tela sia bagnata di dietro mentre l’artefice la dipigne, accioechè con quel campo di terretta unisca meglio gli scuri ed i chiari dell’ opera sua; e si costuma temperaro i neri di quelle con un poco di tempera; e si adoperano biacche per bianco, e minio per dar rilievo aile cose,; che pajono di bronzo, e giallolino per lumeggiaro sopra detto mmo. 38E per i campi e per gli souri le medesime terre gialle ed rosse, ed i medesimi neri, die io dissi nel lavorare a fresco, i quali fanno mezzi ed ombre. Ombrasi ancora oon altri diversi colori altre sorti di chiari e scuri; come con terra d’ombra, alia quale si fa la terretta di verde terra, e gialla e bianco; similmente con terra nera, che è un’ altra sorta di verde terra, e nera, die la chiamano verdaccio.XXVI. Degli sgraffiti delle case die reggono all’ acqua; quello che si adoperi a farli; e come si lavorino le grottesche nolle mura.Hanno i pittori un’ altra sorta di pittura, che è disegno e pittura insieme, e questo si domanda sgraffito, e non serve ad altro che per ornamenti di facciate di case e palazzi, che più brevemente si conducono con questa spezie, e reggono all’ acque sicuramente; perché tutt’ i lineamenti, in vece di essere disegnati con carbone e con altra matrria simile, sono tratteggiati con un ferro dalla mano del pittore; il che si fa in questa maniera: pigliano la calcina mescolata con la rena ordinariamente; e con paglia abbruciata la tingono d’ uno scuro che venga in un mezzo colore che trae in argentino, e verso lo scuro un poco più che tinta di mezzo, e con questa intonacano la facciata. E fatto ci5, e pulita col bianco della calce di trevertino, l’imbiancano tutta, ed imbiancata, ci spolverano su i cartoni, ovvero disegnanu quel che ci vogliono fare. E di poi, aggravando col ferro, vanno dintornando e trat'egi-ndo la calce, la quale, essendo sotto del corpo nero, mostra tutti i graffi del ierro come segni di disegno. E si suole ne’ campi di quelli radere il bianco, e poi avere una tinta d’acquerello scuretto molto acquidoso, e di quello dare per gli souri, come si desse a una carta; il che di lontano fa un bellissimo vedere. Ma il campo, se ci è grottesche o fogliami, si sbattimenta, cioè ombreggia con quello acquerello. E questo è il lavoro che, per esser dal feno graffiato, hanno chiamato i pittori sgraffito. Restaci ora a ragionare delle grottesche che si fanno sul muro. Dunque, quelle che vanno in campo bianco, non ci essendo il campo di stucco per non essere bianca la calce, si dà per tutto sottilmente il campo di bianco; e, fatto cib, si spolverano, e si lavorano in fresco di colori sodi, perché non avrebbono mai la grazia, c’hanno quelle che si lavorono su lo stucco. Di questa spezie possono essere grottesche grosse e sottili, le quali vengono fatte nel medesimo modo che si lavorano le figure a fresco o in muro.XXVIJ. Come si lavorino le grottesche su lo stucco.Le grottesche sono una spezie di pitture licenziose e ridieole molto, fatte dagli antichi per ornamenti di vani, dove in alcuni luoghi non stava bene altro che cose in aria; per il che facevano in quelle tutte sconciature di mostri, per strattezza della natura, e per gricci- olo, e ghiribizzo degli artefici; i quali fanno in quelle, cose senza alcuna regola, appiccando a un sottilissimo filo un peso che non si pué reggere, a un cavallo le gambe di foglie, e a un uomo le gambe di gru, ed infiniti sciarpelloni e passerotti. E chi più stranamente se gl’immaginava, quello era tenuto più valente. Furono poi regolate, e per fregi e spartimenti fatto bellissimi andari: cos! di stucchi mescolarono quelle con la pittura. E si innauzi anub questa pratica, che in Roma, ed in ogni luogo dove i Romani risedevano, ve n’è ancore conservato qualche vestigio. E nel vero che, tocche d’oro, ed intagliate di stucchi, sono opera allegra e dilettevole a vedere. Queste si lavorano di quatro maniéré: 1’una lavora lo stucco schietto; l’altra fa gli ornamenti soli di stucco, e dipigne le storie ne’ vani e le grottesche ne’ fregi; la terza fa le figure parte lavorate di stucco e parte dipinte di bianco e nero, contraffacendo eammei ed altre pietre. E di questa specie grottesche e stucchi, se n’è visto e vede tante opere lavorate dai moderni, i quali con somma grazia e bellezza hanno adornato le fabbriche più notabili di tutta l’ltalia, che gli antiohi rimangone vinti di grande spazio. L’ultima, finalmente, lavora d’ acquerello in su lo stucco, campando il lume oon esso, ed ombrandolo con diversi colori. Di tutte queste sorti, che si difendono assai dal tempo, se ne veggono delle antiche in infiniti luoghi a Roma, e a Pozzuolo, vicino a Napoli. E questa ultima sorta si pub anco benissino lavorare con colori sodi a fresco, lasciando lo stucco bianco per campo a tutte queste, che nel vero hanno in sè bella grazia; e fra esse si mescolano paesi, che molto danno loro dell’ allegro; e cosl ancora storiette di figure piccole colorite. E di questa sorte oggi in Italia ne sono molti maestri che ne fanno pro- fessione, ed in esse sono eccellenti."
sdo:contentReferenceTime <https://data.rkd.nl/.well-known/genid/706a08c450f04507ac401a96cb938910>
sdo:identifier <https://data.rkd.nl/.well-known/genid/05746052db0ccf07469f546b147cdb74>
sdo:inLanguage <https://data.rkd.nl/.well-known/genid/252594cd117bb1449beb4a57f41baec1>
sdo:keywords <https://data.rkd.nl/.well-known/genid/b4f9034168f3e292d135fd985b7ba9fa>
sdo:locationCreated <https://data.rkd.nl/.well-known/genid/b15ce4ac084b72e3fc0c1a8c787526ce>
sdo:subjectOf <https://data.rkd.nl/.well-known/genid/014b2074e500302b0dd41909406980a4>
Download as:
RDF/XML JSON-LD Turtle
data from SPARQL endpoint: https://qlever.coret.org/rkd